C’est la vie : il “ménage à deux” della lingua francese e di quella italiana

On 5 maggio 2016 by Traduzionefrancese.net

Si sa, gli Italiani sono esterofili e amano arricchire la propria lingua con dei vocaboli stranieri, principalmente inglesi e francesi. E’ facile trovare delle parole francesi utilizzate nella vita di tutti i giorni in quanto, secondo i linguisti, il 7% del lessico italiano è costituito da parole francesi. Perché darsi la briga di tradurre questi termini in italiano quando è cosi chic utilizzarle nella lingua originale ?

La mattina, non c’è niente di meglio di un caffè con una “brioche” o un “croissant”, prima di andare in una “boutique” o in un negozio di “bricolage” per comprare un “parquet” o della “moquette”. E magari, se fa freddo, perché non bere un bicchiere di “vin brûlé” per riscaldarsi ?

Sapete parlare il francese ?

Un talentuoso regista italiano, Simone Rovellini, ha scritto e realizzato un fantastico cortometraggio : in un po’ più di 5 minuti, racconta la storia di una certa Henriette, con l’ausilio di circa 150 parole della lingua francese utilizzate in italiano : alcune utilizzate tutti i giorno ed altre più raramente. Troverete la trascrizione subito sotto il film.

 

Le parole francesi sono state evidenziate in grassetto nella trascrizione e potrete notare che sono state omesse delle parole apparentemente francesi. In effetti, sono ispirate al francese ma non fanno realmente parte del lessico francese. Ad esempio, in francese, “manicure” si dice “manucure”, la “cyclette” viene chiamata “vélo d’appartement”; invece, la parola “longuette” è pura invenzione. Sembra francese, suona come il francese ma… non è francese !

 

Trascrizione del cortometraggio “C’est la vie” :

“Come ogni mattina, al dolce suono del carillon, Henriette si sveglia e accende l’abat-jour. Apre la finestra che dà sul parterre, infila il bustier, le culotte, i collant e si lega i capelli in uno chignon con un foulard.

Per non restare in déshabillé, sopra la lingerie, indossa un tailleur beige e in una nuvola di eau de toilette, sceglie fra i bijoux una parure con collier che le mette in risalto il décolleté.

Dopo aver dato il gourmet al suo bichon frisé, Henriette tira fuori dal garage la coupé cabriolet per recarsi alla boutique di una griffe à la page quando, en passant, uno strano déjà-vu le fa imboccare un cul-de-sac. Giunta alla boutique, Henriette compra un tutù di tulle con paillettes e inserti in lamé.

Fa colazione con dei bignè, un croissant e una crêpe prima di recarsi a uno spettacolo di ballo burlesque e cabaret. Si prepara all’ouverture indossando il tutù e, di fronte al pubblico, si esibisce in una révérence, un plié e un’arabesque. Ma –Mon Dieu !- Henriette non ha il physique du rôle per essere un’étoile e la sua premiere diventa un exploit di gaffe!

Per riprendersi dalla bruciante défaillance come soubrette, Henriette si concede un pranzo in un bistrot dove mangia una baguette, delle omelette al gratin con champignons flambés e per dessert un profiterole e della crème brûlée accompagnata da una flûte di champagne offerta da un sommelier col papillon. Con charme e nonchalance, Henriette si allontana senza pagare il conto, con spirito da vera bohemienne.

Si reca quindi allo chalet dove con il suo savoir-faire esercita la professione di cocotte e il concierge la accompagna in una suite per un rendez-vous con un noto viveur con il toupet, amante del bondage che le propone un ménage à trois con un clochard. Ma il povero clochard non può permettersi il cachet di Henriette e si deve accontentare di toglierle una guêpière prima di far ritorno alla roulotte senza aver soddisfatto le proprie fantasie di voyeur.

Dopo il tour de force con il viveur, Henriette porta i soldi nel caveau e fa tappa in palestra per cyclette e tapis roulant. Indossa una camicia di chiffon coi volant, una longuette bordeaux a pois col plissé e sceglie una pochette in pendant con la longuette per prepararsi a un tête-à-tête con un gigolo con cui ha un affaire. Ma lui, astuto tombeur de femmes che lavora come croupier alla roulette del casino, d’emblée le dà forfait.

Per superare l’ennesima débâcle, Henriette visita il vernissage in un atelier, dove ammira dei quadri in trompe-l’œil dipinti en plein air. Si concede una manicure e, indossato il gilet di lapin si reca a una degustazione di nouvelle cuisine, dove riesce a entrare grazie a un passepartout che si era procurata con un escamotage degno di una femme fatale da film noir. Scegliendo dal menu à la carte, ordina del camembert, del pâté de foie gras e la specialità dello chef: un trionfo di escargot su un letto di cordon bleu ricoperto da crème Chantilly.

Henriette si abbuffa soddisfatta senza curarsi della silhouette e, giunta a casa passa la serata davanti alla tv gustandosi un frappè in una comoda salopette. Guarda una réclame, un drammatico reportage e un vecchio classico d’essai e sdraiata sulla moquette, si dedica al découpage, al bricolage e fa anche un collage ritagliando brochure e depliant. Terminato il film d’essai, indossa un négligé e con la sua mise molto chic e un po’ osé spegne l’abat-jour senza perdere mai il suo bon ton.

C’est la vie, Henriette, cadere nei cliché per sfuggire alla routine.

 

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